LA CRITICA CRITICA. Quintali di massa critica

aprile 19, 2008

La Criticacritica 2.0

Filed under: Mai dire di aver visto tutto — lacriticacritica @ 1:58 pm
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Provate a digitare su google c r i t i c a c r i t i c a. Andate a pagina due dei risultati. Guardate l’ultimo dei risultati. Rimanda al sito di un partito che ha partecipato alla recente gara elettorale.

E’questo, ci pare di poter affermare ora con certezza, il motivo per cui quel partito è stato così vicino all’intentare una causa nei confronti del vostro blog preferito. Sostantivi e aggettivi che si inseguono, si fondono e si confondono nel dedalo spiraliforme della rete internet. Togliendo voti preziosi al partito neonato, come importanti politologi si premuravano di dimostrare a forza di grafici e statistiche. E di riflesso, tappando la bocca al blog nuovo nato, come chiunque di voi ha avuto modo di constatare.

Se vi siete chiesti perché la critica critica avesse spuntato ormai da mesi l’acuminato vergare della propria penna, ecco la risposta, la risposta è questa: la critica critica, il nome, era troppo simile a quello del giovane e speranzoso partito fondato da rivoluzionari fuoriusciti dalle camere del parlamento, da delusi scaldascranni con il vezzo del pugno levato.

A cercar di mediare, da subito, il pacifico ragionier Vega. Riteneva i politicanti in certo senso meritevoli di ragione e proponeva ai colleghi i seguenti succedanei per battezzare la nuova fase (la 2.0) della critica critica:

1. “La critica non critica”

2. “La critica non critica (più)”

3. Un più accomodante “La critica critica (meno)”

4. Un veltroniano “Si può fare (ancora) critica? Si può fare!”

5. E, per la par condicio, “Rialzati, critica!”

In redazione, in quei giorni – era il principiare dell’anno – volti ammusoniti, ingiurie a mezza bocca, minacce di ammutinamenti, fuoriuscite di validi elementi.

Chi tuonava: «Quel nome non è stato certo scelto per caso», si sentiva rispondere: «Il compromesso, il compromesso!», e di aggiornamenti, di nuovi argomenti, nemmeno più l’ombra.

C’è stato addirittura un tentativo di sabotaggio nei confronti di quell’ultimo, solitario post che faceva la cronaca di un recente concerto losangelino, quel post ormai metafora dell’incipiente cappotto. E i mesi, intanto, che passavano infausti. E la nuova fase (la 2.0) della critica critica che sembrava più il vagheggiare di un illuso che il programma operativo per un nuovo corso.

Fino a quando i risultati elettorali di quel baldanzoso partito, che deludenti è dir poco, hanno convinto i suoi dirigenti (i quali, addirittura, erano arrivati ad interpellare sulla questione importanti personalità della cultura) a ritirar la denuncia a mo’ di desolato mea culpa.

Come un braccio levato a mezz’aria costretto a ricadere, pesante, lungo l’ideale confine di un corpo, gli strali d’accusa nei confronti del nostro blog cadevano nel vuoto.

Il rag. Vega rientrava nei ranghi, più combattivo che mai. Era ufficialmente iniziata la nuova fase (la 2.0) della critica critica.

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dicembre 17, 2007

Let it Snow, Let it Snow, Let it Snow

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[LOS ANGELES – dal nostro corrispondente]

All the cold weather we’ve had here in Los Angeles recently makes me think it’s time to go skiing, or at least go watch a movie about it, since we’re not exactly a ski destination. Fortunately, I had the pleasure of doing just that at the American Film Institute’s International Film Festival in Hollywood last month (http://www.afi.com/onscreen/afifest/2008/). Director Mark Obenhaus’ documentary “Steep,” which opens this coming Friday in Los Angeles and New York, chronicles the sport of extreme skiing through experiences of several of the sport’s legendary figures, from the sport’s infancy through the present. Featured skiers include Genovese Stefano De Benedetti. The film resonates on many levels with its adrenaline-inducing mix of grand scenery, dangerous skiing and this breed of people who live a lifestyle that most of us ponder on only fleetingly. We were lucky enough to have a Q&A (question and answer) session with Obenhaus and two of his film’s protagonists, Ingrid Backstrom and Andrew McClean, after the screening. For me, as a so-so skier, the film was an opportunity to live vicariously through these talented people, who ski shower-curtain steep slopes day in and day out the way the majority of us spend our time at desk jobs. There are so many things that impress about “Steep” but the comment that stuck with me the most was Glen Plake’s revelation that “every single dollar” he’s ever made in his life, ever, has been from skiing. How many of us can say that every dollar we’ve ever earned was earned doing something we love, and something that doesn’t harm anyone else? Hmmm…. It’s something I’ve been thinking about a lot lately as I sit down at my desk each day. I know it’s probably going to be difficult to find this movie there in Italy , but I hope you at least try. Mi raccomando! In the meantime, you can watch the trailer here: www.steepfilm.com

See you later alligators,
Serendipitydoodah

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