LA CRITICA CRITICA. Quintali di massa critica

aprile 23, 2008

La Leva Cantautorale Della Classe ’68 – 1. Max Manfredi

Nome: Max Manfredi

Leva cantautorale: 1956

Città: Genova

Dischi: Live in blu (2004); L’intagliatore di santi (2001); max (1994); Le parole del gatto (1990)

Official Web Page: www.maxmanfredi.com

L’Artista:

Sembra che Genova nella seconda metà del secolo scorso viva solo per sfornare talenti, ed è in quegli anni che partorisce Max Manfredi.

Da subito devoto alla musica, Max presto tenderà a fondere l’esperienza musicale con quella teatrale con il risultato di rendere la sua composizione più brillante, poetica e, perché no, più popolare, una tradizione, quella popolare e partigiana, dalla quale il cantautore non si discosterà mai (“mi dica dov’è che le fa male/dottore mi fa male il sistema/che cosa può farci una usl…”da “La usl non passa l’amore”).

La carriera artistica di Manfredi vanta i più importanti premi per la “canzone d’autore italiana” tra cui il Premio Città di Recanati nel 1990 con la canzone “Via G. Byron Poeta” (“G. Byron lo conosco, era tosto con le donne/ gli han dedicato un viale con un cane lupo triste/tacchinava inglesine veneziane e bisnonne/lui l’orgoglio e la croce delle mie classi miste“) e il Premio Tenco.

Di tutta la sua opera la canzone più celebre rimane “La Fiera della Maddalena” (“mi sono trovato sveglio con il lichene nei miei capelli/mi sono trovato sveglio con il levante nei miei capelli“), cantata insieme a Fabrizio De Andrè che in un intervista su “La gazzetta del Lunedì” nell’ormai lontano 1997 in merito ai cantautori affermò: «Voi qui a Genova avete il più bravo di tutti: Max Manfredi». (La Gazzetta del Lunedì, 23 giugno 1997).

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La Leva Cantautorale Della Classe ’68

Tutto nasce davanti ad un bicchiere di vino. Come sempre. Un musicista che mai diresti interessato alle sorti del genere cantautorale nell’epoca del dopo-storia. Un critico. Un critico critico.

Perché, ci si chiedeva davanti ad un bicchiere di vino, perché anche una delle ultime grandi tradizioni autenticamente italiana, quella dei cantastorie, quella dei cantastorie che avevano qualcosa da dire, si sta inesorabilmente sgretolando? Come tutto…

Perché non esistono più i cantautori di una volta? Perché il genere cantautorale è oggi spesso vittima di ritrattazioni, di paternità millantate, di squallidi surrogati?

Convinti, anche se in maniera piuttosto nebulosa, che deve esistere una spiegazione (molto probabilmente di natura socio-culturale) a tutto ciò, come al solito abbiamo deciso NON di rifugiarci dietro al solito leitmotiv del “si stava meglio quando si stava peggio”, ma di andare alla ricerca di isole di purezza ancora inesplorate. Perché siamo certi che una parte considerevole di colpa ce l’abbiano, come sempre, coloro i quali vogliono farci credere che quella tradizione è ancora ben custodita, certo, dai Vasco Rossi, dagli Alex Britti e dai cantautorucoli sanremesi di turno.

Nè storia monumentale, nè storia archeologica. Semplicemente, ci siamo sommersi di dischi, di parole, di note, alla ricerca di chi, ancora oggi, è rimasto ancorato a certi modi di scrivere, di suonare, di cantare, ma sa declinarli con il sentire dell’oggi, aggiornarli con i nuovi suoni, rinnovarli senza mai tradirli.

Non è un caso che questa rubrica prenda il nome da una canzone di De Gregori che racconta di un mondo sportivo diverso da quello di oggi, più pulito, più passionale.

Come è ovvio, “Classe ’68”, qui, non ha connotazione anagrafica alcuna, piuttosto è un’etichetta che ci piacerebbe utilizzare per discriminare il buono dal peggio . Si avvicenderanno cantautori giovani e meno giovani, navigatori esperti delle acque torbide del mercato discografico e artisti considerati di nicchia. Nascere nel ’68, qui, significa nascere giovani artisticamente, ieri come oggi.

Siamo alla ricerca della Leva Cantautorale Della Classe ‘68.

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