LA CRITICA CRITICA. Quintali di massa critica

dicembre 14, 2007

Il mistero del figlio britannico di Hitler

500px-adolf_hitler.png
http://simpsonspedia.net/

Ci risiamo, si torna a parlare dei figli segreti del Fürher! Qualche settimana fa vi avevamo prarlato del libro di J.P. de Sales dove si ipotizzava una diretta discendenza del dittatore iracheno Saddam Hussein da Hadolf Hitler [qui]. Ora vi proponiamo un sunto dell’articolo pubblicato oggi sul corriene on-line che riprende l’argomento e ci aggiorna su nuove ipotesi investigative:
LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Finora ci aveva pensato solo il cinema. Con pellicole come «I ragazzi venuti dal Brasile» (1978) in cui uno spietato dottor Mengele creava dei cloni di Hitler e pianificava la loro storia personale affinchè facessero rivivere anche l’anima del Fürher. Ma stavolta c’è chi azzarda di più. Un articolo apparso sul settimanale «New Statesman» e rilanciato poi dal quotidiano «Times» racconta infatti il mistero del presunto figlio britannico di Hitler [qui l’articolo completo]. […] Per due giornali britannici Unity Mitford, l’aristocratica inglese adorata da Adolf Hitler che la riteneva «un magnifico esemplare di femminilità ariana», potrebbe aver avuto un figlio dal Führer, un figlio che – se l’ipotesi fosse confermata- adesso vivrebbe in Gran Bretagna. La Mitford […] ossessionata da Hitler, che apprezzava senza riserve, Unity (che di secondo nome si chiamava Valkyrie) si recò in Germania agli inizi degli anni ’30, riuscendo ben presto a incontrare il suo idolo; e divenne così intima del ristretto circolo attorno al Fürher, da essere considerata dai servizi segreti britannici «la più nazista di nazisti». Ma quando la Gran Bretagna dichiarò guerra al Terzo Reich […] si sparò un colpo alla testa con una pistola dal manico in madreperla. Era poco più che ventenne e la giovne non morì, ma il suo cervello risultò gravemente danneggiato. Ormai invalida, Unity fu riportata in Gran Bretagna, dove – secondo i libri di storia – fu accudita dalla madre e morì, all’eta di 33 anni, nel 1948.
Ci chiediamo, da buoni critici critici: il concepimento… l’atto sessuale intendiamo, sarebbe avvenuto prima o dopo il tentato suicidio?

novembre 18, 2007

Esposizione di un nuovo readymade in una piccola Galleria d’Arte Contemporanea in quel di Ferrara. In risposta ad un recente post di critica d’arte

L’artista ignoto che è solito lavorare del tutto mascherato – come fosse novello Bansky – aggirandosi tra le nebbie dell’Emilia ha colpito ancora. Stavolta in una minuscola ma assai intraprendente Galleria d’Arte Contemporanea sita in via Mentana 24, a Ferrara. Gestita da tre valide promoter delle arti contemporanee, la Galleria dev’essere stata probabilmente visitata dall’anonimo creativo quando i comuni mortali, nella città estense, già dormivano da un pezzo. Prontamente intervistata, una delle tre imprenditrici dell’arte, ancora scossa, ha ammesso di non aver trovato alcun segno di scasso od effrazione alcuna.

Qui alla Critica Critica si nutrono profondi sospetti sull’ipotesi che ad operare sia stato un artista, o un team di artisti, idealmente vicini ad un blog-circoloculturale-addensatore di idee ed opinioni molto attivo e combattivo, che fa il bello ed il cattivo tempo soprattutto nel Sud della Penisola e soprattutto in ambito culturale e artistico. Roboanti interventi di illustri critici d’arte al soldo di quell’istituzione che difenderanno a spada tratta – li aspettiamo al varco – «un gesto verso l’italia, un gesto verso il mondo, un gesto che resterà nella storia!», oggi che «l’arte si fà con tutti i mezzi possibili, vedi i vari Damien Hirst, Banksy, o Wim Delvoye» e il gesto «ecclatante» (sic) pare essere l’unico in grado di smuovere le coscienze, forniranno ulteriori conferme ai dietrologi della redazione della Critica Critica.

Che, assai più modestamente, si accontenta di constatare che il principio d’intervento dell’artista sembra sottostare grossomodo a questo insieme di regole:

Regola 1) Selezione di un oggetto o artefatto x, solitamente obiettivo della routine r che veicola un’attenzione selettiva in una situazione di tipo s;

Regola 2) Messa in mostra di x in una particolare situazione di fruizione artistica (dispositivo artistico), in grado di rimuoverlo dalle routine r: ciò corrisponde il più delle volte a collocare x in un contesto dove n agenti esercitano l’utilizzo estetico della loro facoltà di attenzione selettiva.

Il readymade è un’opera d’arte che si identifica nell’enunciato, tipicamente emesso dall’artista, “Questo è arte”. Affinché questo enunciato performativo possa funzionare è necessaria la coesistenza di quattro elementi: (i) un oggettoST che ne costituisca il referente, (ii) un soggetto che lo pronunci, solitamente lo stesso artista, (iii) un pubblico che lo recepisca e lo faccia proprio, (iiii) un’istituzione che accolga e registri l’oggetto a proposito del quale l’enunciato è stato proferito.

E che, sì, è proprio un readymade.

novembre 17, 2007

E se Saddam fosse il figlio di Hitler?

Filed under: Letteratura,Necrologia - complottismo - dietrologia — lacriticacritica @ 4:50 pm
Tags: , ,

NOVITA’ EDITORIALI: a voi, massa di dietrologi!

La copertina del libro di J. P. de Sales (da Internet)

NEW YORKDurante la Prima Guerra del Golfo, nel 1990, l’allora presidente americano George H Bush Sr. – padre dell’attuale inquilino della Casa Bianca – ribattezzò Saddam Hussein «l’Hitler del nostro tempo».

Un’analogia appropriata, la sua, o soltanto una metafora accattivante? O, forse, c’era qualcosa nella vita del «macellaio di Baghdad» che lo legava a doppio filo al dittatore nazista?

La risposta, a dir poco stupefacente, a queste e altre domande è contenuta in The Coming of the Reichchild, il libro, appena pubblicato in America da Xlibris, dove lo scrittore J.P. de Sales rivela come Saddam Hussein fosse, in realtà, il figlio illegittimo di Adolf Hitler. […]

Vi suona come una clamorosa bufala? «Il mio libro combina rigore storico e fiction – ammette l’autore -. Ma non dimentichiamoci che lo stesso Saddam ha sempre ammesso di non sapere chi fosse il suo vero padre. E di essere stato allevato da uno zio ardentemente filo-nazista» […]

La prova del nove? «Il fatto che il suo leggendario bunker sotterraneo dislocato sotto i palazzi del potere di Badgad è stato progettato da Karl Bernd Esser – risponde -. Il tecnico tedesco, nipote di uno scienziato che lavorò alla costruzione del bunker di Hitler a Berlino».

Ma vaff… siamo complottisti, dietrologi e necrofili ma a tutto c’è un limite!!! ..o no?!!!?

L’articolo completo è a questo indirizzo:

http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_17/farkas_libro_saddam.shtml

C’è qualcosa che accomuna Norman Mailer e La critica critica: la passione per i falsi coccodrilli. Ancora su Norman Mailer

Torniamo sul compianto Norman Mailer. Scopro oggi, leggendo un quotidiano, che lo stesso scrittore, con quell’autoironia che lo ha sempre contraddistinto, aveva scritto il suo necrologio per il Boston Magazine quasi trent’anni fa, nel settembre del 1979. È lo stesso mensile americano a ripubblicarlo, nei giorni scorsi: sentito omaggio alla memoria di chi, stavolta, quello scherzaccio ce lo ha fatto davvero.

«Norman Mailer è scomparso ieri subito dopo avere celebrato il suo quindicesimo divorzio e il suo sedicesimo matrimonio […] Al capezzale dello scrittore si trovavano undici delle sue quindici ex mogli, ventidue dei suoi ventiquattro figli, e cinque dei suoi sette nipoti. […] Alla cerimonia funebre sono stati letti brani tratti dai suoi libri preferiti, tutti scritti da sé stesso».

Non contento, il buon Mailer redasse anche dei falsi commenti sulla sua morte rilasciati da illustri conoscenti con cui, pare di capire, avesse qualche conto in sospeso.

«Ho sempre pensato – avrebbe, ad esempio, affermato Andy Warhol -, che Norman tenesse un basso profilo: è per quello che mi piaceva tanto».

E il presidente Jimmy Carter:«Mia moglie ed io ci rammarichiamo di non aver mai invitato Norman Miller (sic) alla Casa Bianca, ma piangiamo la sua perdita. Ha fatto del suo meglio per migliorare lo stato della scrittura e della lettura in America».

Norman Mailer

Decisamente, Mailer ci mancherà.

E’ MORTO IL PAPA

Filed under: Necrologia - complottismo - dietrologia — lacriticacritica @ 11:07 am
Tags: , ,

paolo_stoppa.jpg

[wikipedia – 17 nov 2007]

ROMA – Le campane suonano a morto nelle chiese della Capitale. La notizia della morte del Santo Padre ha spinto in strada e nelle chiese migliaia di persone.

  • Papa Pio VII: Ricordati figliolo che la Giustizia non è di questo mondo, ma dell’altro.
    Marchese del Grillo: Eh, lo so Santità. Giustizia dell’altro mondo…
    Papa Pio VII: Proprio così figliolo… E poiché Noi purtroppo siamo di questo mondo, ti condanniamo ugualmente a trenta giorni di fortezza. Dieci giorni per aver mancato di rispetto alla persona del Pontefice, dandolo per morto, e facciamo i dovuti scongiuri; altri 10 giorni per esserti preso gioco della giustizia di questo nostro regno, facendo condannare un povero innocente.
    Marchese del Grillo: No, eh, quello l’ho risarcito, Santità, hai voglia! Ho pagato tre volte il suo credito, in più gli ho regalato un terreno fuori Porta San Sebastiano… eh eh. Avesse visto la faccia di Aronne Piperno, non stava più in sé dalla gioia!
    Papa Pio VII Eh vabbè…sorvoliamo e ti diamo un solo giorno.
    Marchese del Grillo: Grazie…
    Papa Pio VII Uno per ogni cardinale, per ogni principe, per ogni funzionario da te indotto in corruzione. Quanti sono?
    Marchese del Grillo: Chi, i corotti?
    Papa Pio VII: Sì, quandi so’?
    Marchese del Grillo: Beh, ‘na ventina.
    Papa Pio VII: E allora i conti tornano! Son sempre trenta giorni! Questo è il verdetto emesso dal Pontefice Pio VII in qualità di capo del governo pontificio.
    […]
    Papa Pio VII: Onofrio, come papa e come capo della Chiesa di Cristo misericordioso, commuto seduta stante i trenta giorni di fortezza…
    Marchese del Grillo: Grazie, grazie.
    Papa Pio VII: …in trenta pateravegloria da dirsi trenta volte per trenta giorni consecutivi.
    Marchese del Grillo: Ecco… allora era meglio anna’ in fortezza!
  • Don Bastiano [Sul patibolo prima di essere ghigliottinato.]: E ora, anche io posso perdonare a chi mi ha fatto male. In primis, al Papa, che si crede il padrone del cielo. In secundis, a Napulione, che si crede il padrone della terra. E per ultimo, al Boia qua, che si crede il padrone della morte. Ma soprattutto posso perdonare a voi… figli miei… che non siete padroni di un cazzo!

[da IL MARCHESE DEL GRILLO, Mario Monicelli, 1981]

novembre 15, 2007

E’ MORTO VASCO! Tragica fine di una leggenda.

 

Morte a Cochin
(Ultim’ ora: 20.11), HINDIPRESS 24 dicembre 1524

Dal nostro corrispondente a Calcutta
Si è spento tragicamente Don Vasco da Gama, conte di Vidigueira e vicerè delle Indie Orientali. Esploratore portoghese e primo europeo a navigare direttamente fino in Inidia, Da Gama era ritornato in terra hindi per volere dei sovrani portoghesi e da pochi giorni si era insediato a Cochin.

Fitto mistero sulle cause nella sua morte. Sembra esclusa l’ipotesi di un’eccessiva dose di anti depressivi e di anfetamine. E’ stata aperta un’inchiesta dalle autorità vediche e si attendono da un momento all’altro sviluppi sulla vicenda.

Necrologi e dietrologi della redazione provvederanno a tenervi aggiornati.

novembre 11, 2007

R.I.P. Norman Mailer (31 gennaio 1923 – 10 novembre 2007)

Filed under: Letteratura,Necrologia - complottismo - dietrologia — lacriticacritica @ 8:25 pm

Dopo Kurt Vonnegut se n’è andato un altro grande vecchio della letteratura, Norman Mailer, in questo 2007 horribilis per narratori ed artisti. E adesso su chi faremo affidamento? Sui latitanti Jerome David Salinger e Thomas Pynchon? Su Don De Lillo? O su Mariolina Venezia?

Norman Mailer, e cito dall’inserto odierno del Sole 24 ore,«lo si vedeva un pò dappertutto, coinvolto in un aggressivo dibattito a un evento culturale o amabile a conversare e raccontare a casa di amici con un interesse sempre forte per la politica. La sua era ormai l’immagine iconografica di un uomo che attorno alla sua carriera letteraria, partita a razzo nel 1948 con The Naked and the Dead, aveva costruito quella parallela di un personaggio, come si dice in America, “Larger than Life”: si è sposato sei volte, ha accoltellato gravemente la seconda moglie, ha avuto nove figli, si è dedicato alla politica, sempre vicino ai Democratici. Ha sfidato pugili professionisti, volava in aliante, si è buttato nel giornalismo, dedicandosi soprattutto a lunghi e complessi reportage, ha cercato di diventare sindaco di New York anche se tutti, incluso lui, sapevano che non avrebbe avuto neppure una chance di successo. Fumava pubblicamente la marijuana, diceva parolacce, si prendeva delle rabbie tremende, e non aveva il dono della pazienza; ha prodotto cinque film, giudicati mediocri, ha vinto due premi Pulitzer, è stato malamente espulso da un centro culturale femminile per aver recitato versi osceni».

Con Ed Epstein, un altro scrittore newyorchese, e il già citato De Lillo aveva fondato il circolo culturale Dynamite: i tre, con un gruppo di altri animatori, si riunivano per ricostruire ipotesi dietrologiche, di cospirazione negli eventi di cronaca politica o militare.

Chissà che La critica critica non sia già pronta ad accogliere l’eredità di Dynamite. In redazione i dietrologi, certo, non mancano.

Norman Mailer

Mailer, invece, ci mancherà.

novembre 9, 2007

Morte a Venezia

Filed under: Musica,Necrologia - complottismo - dietrologia — lacriticacritica @ 12:31 am

Free Image Hosting at www.ImageShack.us

Ho scoperto quasi per caso che un dei compositori che amo di più, Igor Stravinskij, ha voluto essere seppellito a Venezia. Data la mia grandissima ammirazione (che a volte sfiora l’idolatria) per il musicista russo, questa notizia mi ha messo di buon umore perchè, in qualche modo, lo sento materialmente più vicino e so che prima o poi andrò a porgergli i miei saluti…anzi, i miei ringraziamenti.

Subito dopo la prima reazione alla notizia, però, ci ho pensato meglio.

Ma come Venezia? Non era morto a New York? Perchè ha scelto proprio Venezia? E’ vero, Stravinskij ha lavorato anche a Venezia, ma non ricordavo che avesse un così forte legame con la laguna. Cerco qualcosa nella mia flebile memoria ma non riesco a mettere a fuoco…

Allora faccio una piccola ricerca; il vecchio caro Wikipedia mi chiarirà tutto:

«Igor’ Fëdorovič Stravinskij è stato un compositore russo naturalizzato francese e in seguito statunitense […] morì a New York il 6 aprile 1971, a 88 anni. Per sua espressa richiesta, la sua tomba è vicina a quella del suo collaboratore di vecchia data, Diaghilev, a Venezia, nell’isola di san Michele».

Diaghilev!!! Ecco la chiave di tutto!

Manca un ultimo particolare affinchè mi sia tutto chiaro. So cosa fare: cerco la cartellina in cui conservo vecchi ritagli di giornale. La apro… so che lì troverò quello che sto cercando.

Sergej Diaghilev, eccolo qua! «è il coreografo russo che nel 1911 fondò a Parigi i Ballettes Russes, l’evento teatrale più importante del primo quarto di secolo. Era molto superstizioso: ad esempio, si rifiutava d’intraprendere viaggi per mare perchè una zingara gli aveva predetto che sarebbe morto sull’acqua. In un certo senso, ciò avvenne poichè morì a Venezia, nel 1929». (da La settimana enigmistica del 14 ottobre 2006)

Blog su WordPress.com.