LA CRITICA CRITICA. Quintali di massa critica

novembre 30, 2007

Merzbow + Valerio Tricoli – Artissima @ Torino Lingotto, 08 Novembre 2007

Filed under: Musica — lacriticacritica @ 3:24 pm
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Il live set di Valerio Tricoli si accende improvviso, quando il salone espositivo del Lingotto è ancora affollato dal via vai di imprenditori dell’arte. Dire che l’installazione del ¾ Had Been Eliminated sia site specific è ancora dir poco: il suono delle macchine si inerpica, pieno, per la rampa in cemento che conduce all’Ovale della Fiat, aderisce alle pareti, profondo in altezza, foderando internamente la struttura cilindrica. L’effetto è amplificato da intermittenti lampi di luce che squarciano il buio assoluto a ritmo di musica, fino alla sinestetica esplosione finale di bianco accecante e rimbombare di bassi. Alla batteria, presenza celata in uno degli ultimi tornanti della rampa, quindi al di sopra del pubblico dislocato ai primi livelli, la batteria del sodale Andrea Belfi conferisce, ce ne fosse bisogno, maggior dinamismo alla performance.

Si attende per Merzbow. Si attende per mezz’ora abbondante di rumore bianco a gradiente ritmico variabile – si passa dalla totale assenza di impalcatura ritmica all’incalzare di beat quasi gabber. Uno schiaffo – fisico, ancor prima che morale – a quanti, a pochi metri di distanza, mercanteggiano opere d’arte modello grande magazzino. A quei passanti, di tutto punto vestiti, che, di ritorno dalla Fiera dell’Arte Contemporanea, incappano, loro malgrado, in quel monstrum sonoro che si dimena tra mille rantoli. Che tornano alle loro Porsche, ora tappandosi le orecchie, in un disperato tentativo di oltrepassare indenni quel campo di forze; ora osservando esterrefatti, basiti, qualcuno un po’ schifato – e solo dopo aver guardato in alto, a quelle teste che spuntano dai vari piani della rampa che conduce all’ovale del Lingotto, come a chiedersi come possano tante teste appartenere a persone così idiote da farsi devastare da simile tormento. Una performance dal potente valore simbolico, prima e più che estetico: le frequenze che salgono su per la rampa, quel muro di suono generato da un distinto signore orientale che da tempo si fa chiamare Merzbow, sono – nome omen – la risultante – culturalmente connotata, dopotutto: un prodotto dannatamente giapponese – di tutti gli scarti di una società alla deriva.

(pubblicato, con qualche modifica, su www.sentireascoltare.com)

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foto di bruben.com

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2 commenti »

  1. Io di elettronica non ne capisco niente e non me ne rammarico. Fondamentalmente sono un tradizionalista: voglio chitarre e percussioni ad impegnare il palco.
    che non me ne voglia il caro Robert de Saint-Loup en Bray ma io non spenderei mezza lira per un concerto simile!
    continuo a convincermi che rimaniamo “due buoni compagni di viaggio” proprio perchè , su molti fronti, siamo molto diversi 😉

    Commento di Post Scriptum — novembre 30, 2007 @ 5:42 pm | Rispondi

  2. …e si! ci vuol il buon de saint loop a ricordarci di quel mondo (in questo caso musicale) che volutamente ignoriamo. Belle le foto nel lingotto… le rampe da cui si affanciano gli spettatori gridano il loro passato fatto di lunghe file di fiat 500s 🙂 !!! A vederla da questo punto di vista potrebbe sembrare quasi la realizzazione di un utopia: la musica inonda le sale macchine!!! 😀 ricorda la simpatica striscia di vignette porposta su uno dei link che la redazione de “lacriticacritica” segnala sulla home page:
    http://edt.tumblr.com/page/2

    Mko

    Commento di mko — dicembre 1, 2007 @ 2:48 am | Rispondi


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