LA CRITICA CRITICA. Quintali di massa critica

novembre 20, 2007

Leggere

Filed under: Letteratura — lacriticacritica @ 8:05 pm
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«È vero che non bisogna stancarsi di richiamare gli scrittori alla chiarezza, alla semplicità, alla sollecitudine verso le masse che non scrivono, ma qualche volta viene pure il dubbio che non tutti sappiano leggere. Leggere è così facile, dicono quelli a cui la lunga consuetudine coi libri ha tolto ogni rispetto per la parola scritta; ma chi invece più che libri tratta uomini o cose e gli tocca uscir fuori al mattino e rientrare la sera indurito, quando per caso si raccolga su una pagina s’accorge di aver sott’occhio qualcosa d’ostico e bizzarro, di svanito e insieme di forte, che l’aggredisce e lo scoraggia. Inutile dire che quest’ultimo è più vicino alla vera lettura che non l’altro. […] L’uomo che fra i libri non vive, e per aprirli deve fare uno sforzo, ha un capitale di umiltà, di inconsapevole forza – la sola che valga – che gli permette d’accostarsi alle parole col rispetto e con l’ansia con cui ci si accosta a una persona prediletta. […]

Si parla di libri. Ed è noto che i libri, quanto più schietta e piana la loro voce, tanto più hanno costato dolore tensione a chi li ha scritti. Inutile quindi scandagliarli senza pagare di persona. Leggere non è facile. […] Sarà dunque necessario […] convincersi che se uno scrittore sceglie certe parole, certi toni e pigli insoliti, ha per lo meno il diritto di non essere subito condannato in nome di una precedente lettura dove i pigli e le parole erano più ordinati, più facili o anche soltanto diversi […]

Tanto basti, dunque. L’arte, come si dice, è una cosa seria. È almeno tanto seria quanto la morale e la politica. Ma se abbiamo il dovere di accostarci a queste ultime con quella modestia che è ricerca di chiarezza – carità verso gli altri e durezza per noi – non si vede con che diritto, davanti a una pagina scritta, dimentichiamo di essere uomini e che un uomo ci parla». Da Leggere, di Cesare Pavese, articolo pubblicato su L’Unità di Torino, 20 giugno 1945.

 

A chi sa.

 

 

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3 commenti »

  1. negli ultimi giorni ho avuto un confronto con un mio compagno di viaggio su un simile argomento. a volte scrivo e a volte senza pensarci mi accorgo che ciò che ho scritto, se ad una prima occhiata ha un senso, ad un occhio più attento risulta avere un significato più profondo.
    non m’importa quel che l’utente legge: io racconto storie, le narro per come sono, col fare dello storiografo e poi…”beati gli esegeti di questa mia canzone”

    a chi sa!

    Commento di Post Scriptum — novembre 20, 2007 @ 11:37 pm | Rispondi

  2. “È vero che non bisogna stancarsi di richiamare gli scrittori alla chiarezza, alla semplicità, alla sollecitudine verso le masse che non scrivono, ma qualche volta viene pure il dubbio che non tutti sappiano leggere…”e soprattutto, come diceva Proust, a voi tanto caro, “Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue”…e quindi sono poco chiare quelle semplicemente confuse in un modo “diverso”. Sì…forse è vero che il saper leggere è dono di pochi.

    Commento di Artista anonimo — novembre 22, 2007 @ 8:26 pm | Rispondi

  3. Ieri ero alla fermata del 18, al fondo di via Accademia. Lì da qualche giorno la pensilina si è trasformata… da grigio-verde a fucsia… proprio fuXia fosforescente!
    Penso che qualcuno nottetempo si sia preso la briga di “colorarla” tappezzandola di centinaia di volantini (fuXia appunto).Su molti volantini c’è scritto in neretto, TRAFFIC KILLS.
    Sugli altri tante belle citazioni… leggerle è un modo carino di ingannare l’attesa del bus. Eccone una che fa giusto al caso nostro:
    “il mondo è un bel libro, ma poco serve a chi non lo sa leggere” CARLO GOLODNI.

    Distinti saluti,
    Rag. Vega

    Commento di lacriticacritica — novembre 23, 2007 @ 1:33 pm | Rispondi


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