LA CRITICA CRITICA. Quintali di massa critica

novembre 18, 2007

Esposizione di un nuovo readymade in una piccola Galleria d’Arte Contemporanea in quel di Ferrara. In risposta ad un recente post di critica d’arte

L’artista ignoto che è solito lavorare del tutto mascherato – come fosse novello Bansky – aggirandosi tra le nebbie dell’Emilia ha colpito ancora. Stavolta in una minuscola ma assai intraprendente Galleria d’Arte Contemporanea sita in via Mentana 24, a Ferrara. Gestita da tre valide promoter delle arti contemporanee, la Galleria dev’essere stata probabilmente visitata dall’anonimo creativo quando i comuni mortali, nella città estense, già dormivano da un pezzo. Prontamente intervistata, una delle tre imprenditrici dell’arte, ancora scossa, ha ammesso di non aver trovato alcun segno di scasso od effrazione alcuna.

Qui alla Critica Critica si nutrono profondi sospetti sull’ipotesi che ad operare sia stato un artista, o un team di artisti, idealmente vicini ad un blog-circoloculturale-addensatore di idee ed opinioni molto attivo e combattivo, che fa il bello ed il cattivo tempo soprattutto nel Sud della Penisola e soprattutto in ambito culturale e artistico. Roboanti interventi di illustri critici d’arte al soldo di quell’istituzione che difenderanno a spada tratta – li aspettiamo al varco – «un gesto verso l’italia, un gesto verso il mondo, un gesto che resterà nella storia!», oggi che «l’arte si fà con tutti i mezzi possibili, vedi i vari Damien Hirst, Banksy, o Wim Delvoye» e il gesto «ecclatante» (sic) pare essere l’unico in grado di smuovere le coscienze, forniranno ulteriori conferme ai dietrologi della redazione della Critica Critica.

Che, assai più modestamente, si accontenta di constatare che il principio d’intervento dell’artista sembra sottostare grossomodo a questo insieme di regole:

Regola 1) Selezione di un oggetto o artefatto x, solitamente obiettivo della routine r che veicola un’attenzione selettiva in una situazione di tipo s;

Regola 2) Messa in mostra di x in una particolare situazione di fruizione artistica (dispositivo artistico), in grado di rimuoverlo dalle routine r: ciò corrisponde il più delle volte a collocare x in un contesto dove n agenti esercitano l’utilizzo estetico della loro facoltà di attenzione selettiva.

Il readymade è un’opera d’arte che si identifica nell’enunciato, tipicamente emesso dall’artista, “Questo è arte”. Affinché questo enunciato performativo possa funzionare è necessaria la coesistenza di quattro elementi: (i) un oggettoST che ne costituisca il referente, (ii) un soggetto che lo pronunci, solitamente lo stesso artista, (iii) un pubblico che lo recepisca e lo faccia proprio, (iiii) un’istituzione che accolga e registri l’oggetto a proposito del quale l’enunciato è stato proferito.

E che, sì, è proprio un readymade.

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8 commenti »

  1. Grazie per aver nobilitato l’attacco d’arte e ricordate: c’è un Giovanni Mucciaccia in ognuno di voi!!!!

    Commento di Artista anonimo — novembre 18, 2007 @ 1:09 am | Rispondi

  2. I dietrologi: ma andatevene affan… voi e i vostri enunciati proferiti!

    Commento di lacriticacritica — novembre 18, 2007 @ 11:43 am | Rispondi

  3. ecchè vor di’?!?!?

    Commento di Artista anonimo — novembre 18, 2007 @ 12:25 pm | Rispondi

  4. Anonima ed esimia artista,

    penso di poter interpretare il pensiero dei dietrologi della nostra redazione dicendo che il MA VAFF era una felicissima (e al contempo gioiosa) esclamazione rivolta all’autore del pezzo, noto groupie dell’arte contemporanea.
    Spesso in redazione ci troviamo a confrontarci su questo argomento e non infrequenti sono le discussioni animate. Da un lato il pensiero progressista dei dietrolologi, dall’altro in conformismo (molto conservatore) dei Neo Fututisti… troppo distanti le posizioni per tentare una mediazione.
    Sono quasi all’asciutto di competenze e cultura artistica per poter esprimere un giudizio. E’ però innegabile che mi senta più vicino alle posizioni della dietrologia.
    Cmq non faccio fatica ad ammettere ciò che c’è di positivo nel lavoro dei galleristi di via Mentana 24.
    I neofuturisti ferraresi hanno l’indiscutibile merito di aver salvificamente elevato i destini di tre disperate ragazze. Trasformare sventurate meretrici in galleriste, rendere una casa di appuntamenti una nota galleria d’arte è un risultato sbalorditivo.
    Almeno in questo io, i dietrologi, il groupie neofuturista e LEI, anonima artisa, ci troveremo d’accordo.

    Rag. Vega

    [nota del curatore: questo post è basato su considerazioni frutto della mera fantasia dell’autore. Riferimenti a persone, luoghi e fatti è puramente casuale]

    Commento di lacriticacritica — novembre 18, 2007 @ 3:52 pm | Rispondi

  5. Stranamente concordo con lei, perchè ciò che ci accomuna è l’idea che l’arte possa elevare anche le cose più infime, possa salvare vite, possa migliorarle…a patto che queste non siano così tanto, ma così tanto disperate che anche questa debba arrendersi . Per questo, mio modestissimo consiglio, se ha intenzione di copiarci e tentare anche lei la faticosa strada salvifica che noi abbiamo intrapreso così coraggiosamente e con successo beh…farebbe meglio a darsi all’uncinetto o, che so, alla collezione di saponette usate.
    Distinti saluti da coloro che ce l’hanno fatta.

    Commento di Artista anonimo — novembre 18, 2007 @ 4:01 pm | Rispondi

  6. Galleriste sì… ma senza dimenticare le vostre “nobili” origini!
    😛

    Rag. Vega

    Commento di lacriticacritica — novembre 18, 2007 @ 4:05 pm | Rispondi

  7. Così conferma ciò che ho detto: i suoi pregiudizi culturali la accecano e questa visione tanto ristretta della realtà non fa altro che eliminare anche la possibilità dell’uncinetto…le restano le saponette, almeno quelle le può giudicare con l’olfatto, no?!?!?

    Commento di Artista anonimo — novembre 18, 2007 @ 4:11 pm | Rispondi

  8. Esimia artista,
    trovo che i pregiudizi siano solamente i suoi. Le spiego perché,

    Primo: ho premesso nel mio post di essere quasi completamente all’asciuto in materia artistica, ho dunque palesato la mia ignoranza culturale a riguardo (quindi ammettendo un limite di comprensione al fenomeno trattaro).
    Per tale ragione ho ritenuto corretto non esprimere un giudizio estetico-artistico sulla galleria, limitandomi ad apprezzarne gli encomiabili fini sociali realizzati.
    Secondo: concordo con chi sostiene (cito senza però riuscire a ricordare l’autore) che “l’arte è una grande meretrice” . Per questo anche il secondo post, quello in cui parlo delle vostre “nobili” origini è da intendersi come ulteriore riconoscimento alla Galleria Mentana. La vostra attività ha la capacità di rendere non esclusivamente metaforico il carattere dell’enunciato sopra citato.

    Per concludere accetto il suo invito al collezionismo di saponette usate. Sempre di forma d’arte si tratta, almeno se sono da ritenersi validi i dettami della sua corrente di pensiero (non trova, neofuturista del piffero???? 😉 ).

    Rag. Vega

    Commento di lacriticacritica — novembre 18, 2007 @ 4:45 pm | Rispondi


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