LA CRITICA CRITICA. Quintali di massa critica

ottobre 15, 2008

La criticacritica 2.0 fa le valigie e si trasferisce!!!

Filed under: Uncategorized — lacriticacritica @ 6:09 pm

E’ con estremo piacere che la criticissima redazione  de lacriticacritica annuncia il travagliato parto del nuovo blog che potrete leggere, spulciare, amare, odiare, interpretare, visitare, linkare, commentare ma , soprattutto, criticare al nuovo indirizzo

WWW.LACRITICACRITICA.IT

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settembre 14, 2008

La musica colta sul fatto

LCC annuncia la sua presenza alla nuova Stagione dell’Orchestra Sinfonica della Rai! Gossip, approfondimenti e video esclusivi.

L'orchestra sinfonica nazionale della Rai - Auditorium Toscanini - Torino

L

Clicca qui per conoscere il programma dei concerti.

maggio 24, 2008

San Rocco hot!

Filed under: Arte,Letteratura — lacriticacritica @ 8:39 am

“San Rocco, il santo patrono della peste, per quanto ben dipinto è […] sconcertante: deve sempre tirarsi sù la tunica per mostrare il bubbone che malauguratamente sta proprio vicino all’inguine. In un quadro del Crivelli [Carlo Crivelli (?Venezia, 1430 – Ascoli Piceno, 1495), pittore veneziano conosciuto anche come Crivellus Venetus, ndr] che si trova alla Wallace Collection ti aspetti quasi che stia per mostrare la giarrettiera“, da Alan Bennett, Una Visita Guidata, Adelphi, 2008.

San Rocco, Wallace Collection, ca. 1480

maggio 22, 2008

Le polpette di Jenny reload!

Rieccoci qui,

cari lettori de LCC, le polpette di Jenny continuano a conquistare i palati sopraffini dei suoi colleghi. Ieri in redazione con Jenny ed i suo splendidi genitori c’erano anche il Rag. Vega, il soprano Rachel Harnisch, il basso Simon Orfila ed il regista Alejandro Bonatto. Insomma, una grande squadra… in teatro e ai fornelli!

maggio 12, 2008

Forza zio Rocco, LCC è con te!

Filed under: Uncategorized — lacriticacritica @ 8:25 pm
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L\'artista zio Rocco!

Resisti zio, sei forte e ti mancano ancora 9 anni per arrivare a 100. Non fare scherzi!

Le polpette di Jennifer Rivera

Stamane Jenny Rivera, mezzo-soprano di fama internazionale, è stata ospite della nostra redazione per prendere un primo contatto in vista dell’intervista esclusiva che concederà al nostro blog. Nelle immagini è documentato l’incontro con il Rag. Vega. Jenny ha preparato delle squisite polpette di uova, dimostrando di conoscere oltre all’arte del belcanto italiano anche la nostra tradizione culinaria.

Jennifer Rivera

Ecco a voi la ricetta che Jenny ha cortesemente fornito alla nostra redazione:

6 uova

abbondante mollica di pane

6 cucchiai di parmigiano

un cucchiaio di latte

prezzemolo

olio di Montescaglioso

Sale

Sbattere le uova ed aggiungere la mollica di pane, un pizzico di sale, il prezzemolo ed un cucchiaio di latte. Mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo poi, aiutandosi con il cucchiaio, creare delle polpette a forma di nuvola. Friggere le polpette per qualche minuto con olio d’oliva di Montescaglioso.

Servire le polpette tiepide come antipasto oppure usarle come secondo lasciandole riposare 10 minuti in una pentola di sugo caldo. In questo caso non dimenticate il basilico!

aprile 23, 2008

La Leva Cantautorale Della Classe ’68 – 1. Max Manfredi

Nome: Max Manfredi

Leva cantautorale: 1956

Città: Genova

Dischi: Live in blu (2004); L’intagliatore di santi (2001); max (1994); Le parole del gatto (1990)

Official Web Page: www.maxmanfredi.com

L’Artista:

Sembra che Genova nella seconda metà del secolo scorso viva solo per sfornare talenti, ed è in quegli anni che partorisce Max Manfredi.

Da subito devoto alla musica, Max presto tenderà a fondere l’esperienza musicale con quella teatrale con il risultato di rendere la sua composizione più brillante, poetica e, perché no, più popolare, una tradizione, quella popolare e partigiana, dalla quale il cantautore non si discosterà mai (“mi dica dov’è che le fa male/dottore mi fa male il sistema/che cosa può farci una usl…”da “La usl non passa l’amore”).

La carriera artistica di Manfredi vanta i più importanti premi per la “canzone d’autore italiana” tra cui il Premio Città di Recanati nel 1990 con la canzone “Via G. Byron Poeta” (“G. Byron lo conosco, era tosto con le donne/ gli han dedicato un viale con un cane lupo triste/tacchinava inglesine veneziane e bisnonne/lui l’orgoglio e la croce delle mie classi miste“) e il Premio Tenco.

Di tutta la sua opera la canzone più celebre rimane “La Fiera della Maddalena” (“mi sono trovato sveglio con il lichene nei miei capelli/mi sono trovato sveglio con il levante nei miei capelli“), cantata insieme a Fabrizio De Andrè che in un intervista su “La gazzetta del Lunedì” nell’ormai lontano 1997 in merito ai cantautori affermò: «Voi qui a Genova avete il più bravo di tutti: Max Manfredi». (La Gazzetta del Lunedì, 23 giugno 1997).

La Leva Cantautorale Della Classe ’68

Tutto nasce davanti ad un bicchiere di vino. Come sempre. Un musicista che mai diresti interessato alle sorti del genere cantautorale nell’epoca del dopo-storia. Un critico. Un critico critico.

Perché, ci si chiedeva davanti ad un bicchiere di vino, perché anche una delle ultime grandi tradizioni autenticamente italiana, quella dei cantastorie, quella dei cantastorie che avevano qualcosa da dire, si sta inesorabilmente sgretolando? Come tutto…

Perché non esistono più i cantautori di una volta? Perché il genere cantautorale è oggi spesso vittima di ritrattazioni, di paternità millantate, di squallidi surrogati?

Convinti, anche se in maniera piuttosto nebulosa, che deve esistere una spiegazione (molto probabilmente di natura socio-culturale) a tutto ciò, come al solito abbiamo deciso NON di rifugiarci dietro al solito leitmotiv del “si stava meglio quando si stava peggio”, ma di andare alla ricerca di isole di purezza ancora inesplorate. Perché siamo certi che una parte considerevole di colpa ce l’abbiano, come sempre, coloro i quali vogliono farci credere che quella tradizione è ancora ben custodita, certo, dai Vasco Rossi, dagli Alex Britti e dai cantautorucoli sanremesi di turno.

Nè storia monumentale, nè storia archeologica. Semplicemente, ci siamo sommersi di dischi, di parole, di note, alla ricerca di chi, ancora oggi, è rimasto ancorato a certi modi di scrivere, di suonare, di cantare, ma sa declinarli con il sentire dell’oggi, aggiornarli con i nuovi suoni, rinnovarli senza mai tradirli.

Non è un caso che questa rubrica prenda il nome da una canzone di De Gregori che racconta di un mondo sportivo diverso da quello di oggi, più pulito, più passionale.

Come è ovvio, “Classe ’68”, qui, non ha connotazione anagrafica alcuna, piuttosto è un’etichetta che ci piacerebbe utilizzare per discriminare il buono dal peggio . Si avvicenderanno cantautori giovani e meno giovani, navigatori esperti delle acque torbide del mercato discografico e artisti considerati di nicchia. Nascere nel ’68, qui, significa nascere giovani artisticamente, ieri come oggi.

Siamo alla ricerca della Leva Cantautorale Della Classe ‘68.

aprile 21, 2008

Jennifer Rivera on La Critica Critica 2.0

Filed under: Americans,Musica — lacriticacritica @ 9:37 pm
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Affezionati lettori, appassionate lettrici,

La Critica Critica riparte alla grande. E’ per noi un onore annunciarvi l’intervista in esclusiva che la nostra testata si è assicurata con Jennifer Rivera. Il famoso mezzo-soprano statunitense, al suo debutto italiano nel ruolo Sesto ne La Clemenza di Tito, opera mozartiana in scena dal prossimo 16 maggio al Teatro Regio di Torino, presenterà attraverso LCC in anteprima mondiale il suo BLOG. L’evento sarà occasione per chiedere a Jennifer le sue impressioni sulla scena operistica italiana e sul lavoro che il grande Graham Vick, regista chiamato dal Regio per realizzare un allestimento tutto nuovo dell’opera di Mozart. In più siamo certi che la cantante vorrà anche parlarci delle sue lezioni telematiche di cucina (via Skype) con il noto chef della nostra redazione, il Rag. Vega.

Agli impazienti consigliamo di visitare il sito personale di Jennifer Rivera, dove è possibile ascoltare alcune sue registrazioni, e le pagine che il Teatro Regio dedica a quella che probabilmente è la produzione più importante e attesa della stagione.

aprile 19, 2008

La Criticacritica 2.0

Filed under: Mai dire di aver visto tutto — lacriticacritica @ 1:58 pm
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Provate a digitare su google c r i t i c a c r i t i c a. Andate a pagina due dei risultati. Guardate l’ultimo dei risultati. Rimanda al sito di un partito che ha partecipato alla recente gara elettorale.

E’questo, ci pare di poter affermare ora con certezza, il motivo per cui quel partito è stato così vicino all’intentare una causa nei confronti del vostro blog preferito. Sostantivi e aggettivi che si inseguono, si fondono e si confondono nel dedalo spiraliforme della rete internet. Togliendo voti preziosi al partito neonato, come importanti politologi si premuravano di dimostrare a forza di grafici e statistiche. E di riflesso, tappando la bocca al blog nuovo nato, come chiunque di voi ha avuto modo di constatare.

Se vi siete chiesti perché la critica critica avesse spuntato ormai da mesi l’acuminato vergare della propria penna, ecco la risposta, la risposta è questa: la critica critica, il nome, era troppo simile a quello del giovane e speranzoso partito fondato da rivoluzionari fuoriusciti dalle camere del parlamento, da delusi scaldascranni con il vezzo del pugno levato.

A cercar di mediare, da subito, il pacifico ragionier Vega. Riteneva i politicanti in certo senso meritevoli di ragione e proponeva ai colleghi i seguenti succedanei per battezzare la nuova fase (la 2.0) della critica critica:

1. “La critica non critica”

2. “La critica non critica (più)”

3. Un più accomodante “La critica critica (meno)”

4. Un veltroniano “Si può fare (ancora) critica? Si può fare!”

5. E, per la par condicio, “Rialzati, critica!”

In redazione, in quei giorni – era il principiare dell’anno – volti ammusoniti, ingiurie a mezza bocca, minacce di ammutinamenti, fuoriuscite di validi elementi.

Chi tuonava: «Quel nome non è stato certo scelto per caso», si sentiva rispondere: «Il compromesso, il compromesso!», e di aggiornamenti, di nuovi argomenti, nemmeno più l’ombra.

C’è stato addirittura un tentativo di sabotaggio nei confronti di quell’ultimo, solitario post che faceva la cronaca di un recente concerto losangelino, quel post ormai metafora dell’incipiente cappotto. E i mesi, intanto, che passavano infausti. E la nuova fase (la 2.0) della critica critica che sembrava più il vagheggiare di un illuso che il programma operativo per un nuovo corso.

Fino a quando i risultati elettorali di quel baldanzoso partito, che deludenti è dir poco, hanno convinto i suoi dirigenti (i quali, addirittura, erano arrivati ad interpellare sulla questione importanti personalità della cultura) a ritirar la denuncia a mo’ di desolato mea culpa.

Come un braccio levato a mezz’aria costretto a ricadere, pesante, lungo l’ideale confine di un corpo, gli strali d’accusa nei confronti del nostro blog cadevano nel vuoto.

Il rag. Vega rientrava nei ranghi, più combattivo che mai. Era ufficialmente iniziata la nuova fase (la 2.0) della critica critica.

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