«La verità mi pare anzitutto questa: che, se si prende Edgar Lee Masters, come vogliono, per un antipuritano, lo si riduce a un ben misero e trascurabile libellista. Sono già seccanti in casa propria, i problemi di questo genere. […] Bisogna capire che […] il fatto importante non sta nella polemica contro certi modi puritani (polemica, del resto, ridotta a ben poco nel libro) ma nell’ardore invece veramente da puritano con cui sono affrontati, oltre il particolare momento storico, il problema del senso dell’esistenza e il problema delle proprie azioni: ardore e problemi essenzialmente morali e di non lontano sapore biblico. […] Sono rarissime le caricature polemiche in Lee Masters. L’ardore di ognuna delle centinaia di anime sepolte in Spoon River si è fatto il suo ardore, e veramente il poeta ci parla per bocca di ognuna. Ha una tal serietà e sincerità, questa ricerca sempre rinnovata del valore dell’esistenza in articulo mortis che, per Lee Masters, vien da ripetere quello che è ormai un luogo comune […]: all’opposizione contro il puritanesimo ci sono sempre stati i più grandi puritani». da Cesare Pavese, L’Antologia di Spoon River, saggio pubblicato su La Cultura, novembre 1931
l’ateo del villaggio
Voi giovani disputanti sulla dottrina
dell’immortalità dell’anima
io che qui giaccio fui l’ateo del villaggio,
sempre pronto a parlare, litigioso, versato negli argomenti
degli infedeli.
Ma in una lunga malattia
tossendo a morte
lessi le Upanishad e la poesia di Gesù.
Questi mi accesero una torcia di speranza e di intuizione
e di desiderio che l’Ombra,
traendomi in fretta per le caverne del buio,
non poté spegnere.
Ascoltate, voi che vivete nei sensi:
l’immortalità non è un regalo,
l’immortalità è un risultato:
soltanto quelli che fan sforzi immensi
potranno possederla
da Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters